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Il Convento dei Cappuccini. La Chiesa-Il Museo-La Cripta-La Casa

Il Museo dei Cappuccini a Roma


Informazioni Museo:
Indirizzo: Provincia Romana dei Frati Minori Cappuccini
Via Vittorio Veneto, 27
tel. +39 06.88803695/06.42014995
Orario ingresso: Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
La biglietteria chiude 30 minuti prima
Costo del biglietto: € 6,00 intero, € 4,00 ridotto

Nel ristrutturato convento dei cappuccini romani di Via Vittorio Veneto, oltre una sala multimediale per conferenze e le stanze di accoglienza, è stato realizzato un museo che raccoglie ed espone alcuni aspetti significativi dei cappuccini in genere e del Lazio in particolare. E’ stato aperto al pubblico il 26 giugno 2012.
Il Museo e le Sezioni Il Museo nasce con l’intento di far conoscere la spiritualità dei Frati Minori Cappuccini e, perciò ne ripercorre, la storia, presentando la vita di Santi cappuccini esemplari come, ad esempio, San Felice da Cantalice e San Crispino da Viterbo, ma anche figure contemporanee di vastissima risonanza pubblica come San Pio da Pietrelcina, stimmatizzato per 50 anni e Padre Mariano da Torino, primo predicatore multimediale, Padre Gianfranco M. Chiti, già generale dei granatieri, reduce dalle campagne militari di Grecia, Albania e di Russia (ritirata del Don), prigioniero nei campi di Coltano e Laterina, saggio e santo educatore di innumerevoli schiere di militari e poi di giovani cappuccini.
Otto le sale e le sezioni del Museo. La prima sezione è dedicata al Convento, commissionato dalla famiglia Barberini nel 1626 ed ultimato nel 1631, come esteso complesso conventuale con la chiesa dedicata all’Immacolata Concezione e secondo il progetto dall’architetto cappuccino Fra Michele da Bergamo. La seconda sezione presenta L’Ordine, uno tra i più diffusi nel mondo, abbinando ai quadri dei Padri Generali e ai documenti d’archivio, alcuni approfondimenti sui santi e sui conventi cappuccini della Provincia Romana. La terza sezione, La Santità Cappuccina, si sofferma sulla spiritualità cappuccina attraverso le immagini e le storie di alcuni santi dell’Ordine. La quarta sezione, la più ampia del museo per estensione, mette in evidenza la Cultura e spiritualità attraverso l’esposizione di vesti e oggetti di uso liturgico e quella di manufatti di uso quotidiano.
La quinta sezione si sofferma sul “San Francesco del Caravaggio”, opera realizzata dal grande artista appositamente per il Convento dei Cappuccini. Come afferma Claudio Strinati “il Caravaggio per tutta la vita si interessa alla figura di S. Francesco in una serie di opere che segnano la sua intera carriera. Ma l’attenzione particolare verso il mondo dei cappuccini risulta chiara dalla testimonianza del collega pittore Orazio Gentileschi il quale, in una deposizione in Tribunale nell’anno 1603, durante un processo intentato in Roma dal pittore Giovanni Baglione contro il Caravaggio e altri per reati di diffamazione, raccontò al giudice di avere prestato, qualche tempo prima, al Caravaggio una veste di cappuccino affinché il Caravaggio se ne potesse servire. Se ne potrebbe dedurre che il Caravaggio avesse dipinto o stesse per dipingere subito prima o subito dopo quella data del 1603 uno o più quadri di soggetto, appunto, francescano e cappuccino in particolare. [...] È qui raffigurato il momento della compiuta trasfigurazione spirituale del Santo che, prendendo in mano il teschio e inginocchiandosi sulla nuda terra, formula il gesto supremo di deporre il teschio stesso sulla base della Croce rappresentata in scorcio per darle la maggiore evidenza possibile nello spoglio ambiente, quasi una caverna, dove si compie l’evento”.
Attraverso la sesta sezione, I Cappuccini nel XX secolo, dove è presente un particolare focus dedicato al Venerabile Padre Mariano da Torino, e la settima, I Cappuccini nel mondo, il percorso espositivo giunge fino ai nostri giorni mostrando qualcosa dell’attività spirituale, culturale, missionaria e artistica che ha caratterizzato l’Ordine nel XX secolo: vengono presentati documenti, materiali e opere d’archivio di alcuni religiosi cappuccini propagatori del Vangelo, che hanno utilizzato antichi e nuovi strumenti, tecniche e forme di comunicazione. A chiusura del percorso espositivo, l’ottava sezione introduce al luogo conclusivo e di grande suggestione che chiude la visita del museo: la Cripta-Cimitero. Opera d’arte singolare, realizzata verso la metà del 1700, con motivi ornamentali sulle volte e le pareti, utilizzando le ossa stesse dei religiosi. E’ un geniale composizione che diventa occasione eccellente per l’annuncio tutto positivo del senso cristiano della vita umana e dell’approdo di questa alla risurrezione.


A cura di Rinaldo Cordovani